Il tesoro sotto i piedi

“Un paese a metà strada
tra corsa allo sviluppo e sfruttamento selvaggio.

Diritti negati e ambiente a rischio
raccontati dalla voce di chi combatte tutti i giorni
per difendere lo stile di vita, le tradizioni
e la salute di interi villaggi dalle “multinazionali del carbone”.

 

Mozambico, la regione di Tete che si estende per quasi 100.000 kmq con una popolazione di 2.300.000 abitanti, è una delle maggiori riserve carbonifere del mondo ancora inviolate.

Da un lato l’abbondanza di carbone coke, utilizzato per la produzione dell’acciaio, attrae oggi le maggiori compagnie minerarie e gli interessi di paesi emergenti, dall’altro gli abitanti di Cateme bloccano la strada e la ferrovia utilizzati per il trasporto del carbone. Decine di persone sono sedute sui binari decisi a non far passare i treni.

Macchine e camion si spostano nella savana, le miniere a cielo aperto sostituiscono i campi coltivati e gli allevamenti, case di mattoni e cemento hanno preso il posto delle case fatte di legno, fango e arbusti. I villaggi rurali nati e sviluppati lungo le principali arterie stradali sono ormai distrutti, ora le sedi delle multinazionali hanno il controllo del territorio e le comunità locali sono a rischio di sopravvivenza.

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“Vivevo in Capanga sono arrivati i bianchi quelli della Rio Tinto ci hanno detto qui c’è il carbone dovete andar via”, la testimonianza di alcune delle 760 famiglie che dal 2009 sono state costrette a lasciare le loro comunità di origine e a trasferirsi in villaggi costruiti ad hoc in aree rurali isolate. “Noi abbiamo accettato e siamo venuti qui con la promessa di ricevere cibo per tre mesi, campi coltivabili ci hanno detto che non avremmo sofferto”. Promesse mai mentenute, famiglie costrette a vivere senza energia elettrica, acqua potabile, case adeguate e cibo. 

La legislazione è debole e le multinazionali lavorano con pochi vincoli, contrastati solamente da un sindacato giovane e impreparato che cerca di combattere e prevenire gli abusi.

Per il Mozambico gli investimenti stranieri rappresentano comunque una grande opportunità di crescita, occupazione e costruzione di infrastrutture, ma quali sono oggi le conseguenze ambientali, sociali e di salute e sicurezza per i lavoratori? Quale prezzo siamo disposti a far pagare agli esseri umani per mantenere invariato il nostro sistema produttivo e il nostro stile di vita?

 

TRAILER

 

MAKING OF

Questo lavoro nasce quasi per caso, o meglio, da una missione di monitoraggio di un progetto in corso nella Regione di Tete in Mozambico. Vista la rapidità con cui la realtà mozambicana si trasforma, prima della partenza era stato deciso di fare delle riprese da tenere in archivio per avere traccia dei grossi cambiamenti registrati proprio dalla regione di Tete, invasa da multinazionali estrattive interessate ad approvvigionarsi di carbone da esportare verso i mercati asiatici.

Nostre guide sul campo sono stati alcuni sindacalisti della Consilmo (Confederazione dei sindacati Liberi mozambicani) grazie ai quali siamo riusciti ad eludere i controlli sui siti delle miniere e a fare riprese e interviste ad alcune famiglie tra quelle forzatamente “ricollocate”, ovvero costrette ad abbandobnare le proprie abitazioni per sposatarsi in zone lontane dal sito minerario.

Sono state proprio queste testimonianze a convincerci che era necessario trasformare quelle interviste in un documentario per testimoniare cosa succede dietro le quinte di un paese annoverato tra quelli con i tassi più alti di crescita del PIL ma che resta teatro oggi più che mai di storie di disuguaglianza e abusi.

DOCUMENTARIO INTEGRALE


 

CREDITS

Genere: Documentario

Autore: Sarah Alessandroni
Regia: Gisella Bianchi, Sarah Alessandroni
Durata: 27′:37″
Lingua originale: Portoghese
Sottotitoli: italiano, inglese
Paese di produzione: Mozambico
Anno di produzione: 2013

Prodotto da
ISCOS EMILIA-ROMAGNA onlus
Coproduzione: b4light